L’attualità di Wihlem Reich nel nuovo libro di Fabio Carbonari
FRESCHI DI STAMPA: E’ uscito il volume di Fabio Carbonari, La psicanalisi del corpo. Wihlem Reich: dal sintomo nevrotico all’unità funzionale psicocorporea. Il volume, edito dall’associazione culturale Spartaco con il marchio editoriale Spartacolibri, vuole essere sia un’introduzione al pensiero del controverso ma affascinante psicologo tedesco che un terreno d’incontro per quanti, terapeuti e cultori della materia, conoscano già l’opera di Reich.
L’attenzione al corpo, oggi, in psicologia e non solo, è un qualcosa dato quasi per scontato.
Parlare di dualismo mente-corpo rievoca concezioni filosofiche metafisiche e interazionistiche e ci introduce in dibattiti appassionanti e interminabili.
Nell’ottocento, la psichiatria pure ponendosi il problema della specificità della malattia mentale rispetto alle altre malattie del corpo assunse una posizione organicista: “le malattie mentali sono malattie cerebrali” disse Griensinger. Fenomeni naturali da descrivere, classificare e ricondurre alle sue origini organiche come affermò Kraepeling.
Per affrancarsi da questa visione deterministica e porre attenzione al caso clinico più come persona sofferente che espressione di una tassonomia psicopatologica verso la fine dello stesso secolo si andò affermando quella universalmente nota come psichiatria dinamica: era un modo nuovo di intendere la malattia mentale, basata sulla nozione di genesi psicologica della malattia e sull’intervento psicoterapeutico associato.
È in questo complesso e articolato panorama storico, culturale, sociale, caratterizzato da una crisi della cultura positivistica che ebbe origine la psicoanalisi di Freud.
Freud dissotterrò l’inconscio, e connotò i processi cerebrali di una concezione profondamente dinamica.
La psicoanalisi fu rivoluzionario metodo di cura, innovativa teoria clinica, avanguardistico paradigma “scientifico”. Fascino quindi, si. Ma anche critiche.“La psicoanalisi non è scientifica per il fatto che non è falsificabile” criticò Popper. Questo aprì un lungo dibattito con (tra gli altri) Grümbaum e su questa scia (in risposta alla carenza di riscontri pratici e scientifici a supporto delle teorie di riferimento) col tempo si costituirono movimenti alternativi come il behaviourismo e successivamente la scienza cognitiva. Ma questa è un’altra storia e addentrarci in questo terreno ci porterebbe lontano.
Reich era allievo di Freud come quasi tutti i nomi celebri che “vennero fuori” a cavallo tra l’800 e ‘900. E come molti altri allievi celebri ad un certo punto sentì l’esigenza di prendere le distanze dalle teorie del maestro. La degna intuizione di Reich fu la presa di coscienza del fatto che la psicoanalisi era “un’arte” per pochi, non certo adatta ai pazienti di un ospedale psichiatrico. “La nevrosi è una malattia di massa” e come tale non può essere curata con un trattamento d’elezione come la psicoanalisi. Le nevrosi sono generate dalla miseria materiale (così come suggerivano le teorie marxiste abbracciate da Reich) ma non solo: è un processo a doppia via dove è la nevrosi stessa ad impoverire le capacità delle persone che quindi, non avendo possibilità di migliorarsi socialmente, rimangono relegate ad una condizione di profondo svantaggio morale, sociale e sessuale. La psicoanalisi non rappresenta una visione del mondo; la psicoanalisi si occupa dei fenomeni “singoli” mentre le teorie marxiste si occupano di fenomeni collettivi e sociali. Ecco che l’integrazione tra la psicoanalisi e il marxismo sta proprio nella descrizione dei processi attraverso i quali una determinata società condiziona un determinato individuo. E non solo: la società borghese non soltanto condiziona la psiche ma ne reprime in modo specifico la pulsione sessuale. È infatti la sessualità impedita nelle sue libere manifestazioni che produce comportamenti nevrotici e genera malattie psicosomatiche. L’individuo tende a formare una “corazza”, una specie di gabbia entro la quale viene compressa l’energia sessuale. Quella che Reich nelle sue formulazioni chiamerà “corazza caratteriale”.
Il libro di Fabio Carbonari ci racconta questo riappropriarsi del corpo da parte del pensiero scientifico. Il suo intento esplicito è quello di riabilitare il nome di Wilhelm Reich e attraverso una rassegna dei principali concetti della teoria reichiana, che si estende anche alle formulazioni successive, riesce nell’intento.
Quel che il libro ben sottolinea è come Reich abbia cercato di affermare la centralità del corpo laddove nella psicoanalisi il corpo era il grande assente. Il messaggio chiaro fin dal titolo è quello di non fermarsi soltanto ai processi psichici; dall’illuminismo la ragione è protagonista relegando il corpo ad un oggetto degno di secondaria attenzione: Reich cerca di ribaltare questa prospettiva addirittura cercando una prova fisica alle sue teorie orgoniche per poter passare dai processi psichici alla scienza naturale. La vegetoterapia reichiana diventa così una tecnica analitica e terapeutica che adopera il corpo come strumento principale, per arrivare a profondi stati di coscienza preverbale inaccessibili con altri metodi.
“Le emozioni sono flussi di energia biologica presente nel corpo. Quando sentiamo qualcosa,
qualcosa nel nostro corpo si muove. Quando siamo felici, l’energia si espande verso il mondo,
quando abbiamo paura l’energia si ritira dentro di noi. Quando la paura permane, il flusso di energia si blocca e si blocca il nostro sentire. Questa è la scoperta più importante di mio padre Wilhelm Reich.” disse efficacemente Eva Reich parlando del lavoro di suo padre.
In sintesi: il libro di Carbonari è una utilissima mappa di un certa parte del pensiero reichiano che merita di essere letta: per recuperare il pensiero di un presunto folle, per riapprezzarne quell’ardita originalità che è stata allo stesso tempo la sua grandezza e la sua condanna.
Fabio Carbonari, La psicanalisi del corpo. Wihlem Reich: dal sintomo nevrotico all’unità funzionale psicocorporea, Spartacolibri, Civitavecchia, 2009.
pp.80 euro 14,00